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Rugby ma anche altro, osservati rugbisticamente 
Da chi pensa, spera e cerca di essere un rugbista

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I Rugbisti insieme per Ricordare ZAZZA' Mariano Credico
Rugby



I Rugbisti insieme per Ricordare
      ZAZZA' Mariano Credico

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Alcuni articoli sono molto simili se non copia uno dell'altro...
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Questi un po' differenti:
... “Muore giovane chi è caro agli dei”. Caro agli dei: vallo a spiegare ai bambini di Mariano Credico, a sua moglie Caterina, ai suoi allievi della squadra di rugby che aveva orgogliosamente messo su in Molise e ai suoi tifosi. Non puoi...
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Rugby        Rugby

La festa piu' bella per un grande amico

Rugby
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16 Giugno 2018 foto ZaZZaDay
Rugby Rugby
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15 Aprile 2018 foto Amatori Napoli - Angri
Rugby Rugby
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Rugby Rugby
Rugby Rugby
Rugby Rugby
Rugby Rugby
Rugby Rugby
Rugby Rugby




i Rugbisti Napoletani, l'arte dei Pizzaiuoli Napoletani e l'UNESCO
Rugby

Spesso quando, Noi Rugbisti, spieghiamo il nostro Sport, il Rugby, a chi non lo conosce, non ci limitiamo al puro gioco, la Meta, il passaggio, il placcaggio, la Mischia, le touche ... ma cerchiamo di coinvolgere chi ci ascolta nell'essenza del Rugby, nella filosofia di Vita che se ne trae.
Questo non riguarda i tanti che hanno giocato a Rugby, ma a chi si sente Rugbista, non importa a quale livello si gioca, l'importante e' come si vive il Rugby, non solo come esercizio fisico, ma come allenamento alla Vita.
I Rugbisti, per questo, sono guardati un po' stranamente.
Comunque potrei raccontare tanti episodi, di Rugbisti che fanno squadra ovunque si trovino, sul lavoro, nella Vita. Per carita' non parliamo di essere Santi, ma di Persone che combattono per quello che credono e sostengono gli amici, i colleghi e gli altri Rugbisti.
Un caso molto bello e' la partecipazione, di Rugbisti Napoletani, nel riconoscimento UNESCO della Pizza Napoletana come bene dell'Umanita' da proteggere . Grande cosa, sia per il fatto in se' , ma anche perche' finalmente a Napoli si riesce a fare Squadra, si riesce a darsi sostegno per un bene comune.
E' un successo di Napoli e della Napoletanita', dei tanti Artigiani dell'arte della Pizza, tra cui anche i Rugbisti della catena Rossopomodoro.
Conosco i Rugbisti di Rossopomodoro, perche' ho avuto l'onore ed il piacere di essere loro compagno di Squadra, Rugbista con loro. Insieme con tanti altri "Ragazzi", Rugbisti Napoletani, abbiamo difeso i colori Partenopei e di altre squadre Napoletane.v Nella meta' degli anni 80, Napoli viveva momenti magici nel Calcio, ma anche nel Rugby, alcuni Rugbisti di varie Societa', abbiamo fatto Squadra partecipando alle selezioni Universitarie, ma ci siamo resi conto che pur essendo tra le squadre Universitarie piu' forti di Italia, vincendo anche uno Scudetto Nazionale, non potevamo fare molto nelle nostre amate piccole Societa', cosi ci riunimmo nella Partenope, guidata da Elio Fusco che aveva gia' fatto grandi cose nel Rugby Napoletano, negli anni '60.
Ne usci fuori un gruppo importante, molto unito, secondo soltanto, come successi, proprio a quello dei Scudetti degli anni '60.
Molti di quei ragazzi, hanno avuto successi anche nella Vita, che siano visibili o no, ma hanno saputo combattere ed hanno spesso fatto Squadra e l'esperienza da Rugbisti e' stata fondamentale per la propria crescita. Sapendo per esperienza che lottando, si puo' fare ...
Proprio in quegli anni Franco Manna, inizio' la sua attivita' che oggi lo vede protagonista in aziende di successo nel campo della ristorazione.
Qualche giorno fa gli ho chiesto di scrivere qualche rigo, per spiegare il suo impegno dal Rugby al lavoro ed il contributo dei Rugbisti Napoletani, nel successo riconosciuto dall'Unesco.


Rugby Rugby e UNESCO

Nel 1981 avevo già 20 anni, e quando arrivai sul campo da rugby,attraverso un percorso dove il caso aveva avuto il suo ruolo da protagonista, di questo sport veramente non conoscevo niente.....ne amai subito la fisicita' e i valori e questo mi tenne sul campo .
ma per capire realmente cosa fosse lo spirito di squadra avrei dovuto aspettare quattro anni....
Nel 1985 cambiai società, lasciai il Cus Napoli ,tecnicamente ero grezzo come lo può essere un giocatore che ha iniziato a 20 anni ,ma di testa ero determinato e coraggioso ,e tanto veloce da riuscire a recuperare e placcare un’ala avversaria anche se in vantaggio....in realta' penso che questo avesse spinto i miei futuri compagni di Squadra : Lorenzo e Gabriele a “prendermi di peso “ e portarmi nella loro gloriosa Partenope.
I primi mesi e forse tutto il primo anno alla Partenope avrebbero cambiato e influenzato ,anche nel lavoro ,il mio modo di percepire e costruire la squadra ... quel primo anno in quel gruppo mi avrebbe insegnato , quanto potente....possa essere, pensare e agire tutti insieme verso lo stessa meta, per la prima volta mi accorgevo che anche l’universo sembra rispettare la volonta' di un gruppo determinato verso un obbiettivo e si adegui alla realizzazione di esso.


Capii anche che tutto si costruisce con l’aiuto reciproco e che il raggiungimento di un obbiettivo per “uno” significa un valore raggiunto per tutti...quel primo anno lo passai a perfezionare il placcaggio,a calmare l’irruenza, a rallentare il cuore che batte all’impazzata quando una palla arriva dall alto, e soprattutto a imparare a percepire come si sviluppera' il gioco dopo la prima azione!
La visione del futuro, la percezione di quello che faranno quelli che stanno dall’altra parte
del campo era fondamentale...e in questa scuola di vita e di campo c’era la mia squadra,c’erano i miei amici a soffrire con me a stimolarmi e soprattutto a passare ore a farmi imparare ......
Rossopomodoro e la mia azienda , esistono perché io sono passato attraverso quel primo anno alla Partenope, e tutto quello che poi ho costruito l’ho fatto partendo dalla rinuncia all’egoismo e al protagonismo, con il mio socio storico Pippo Montella e con il piu' fidato dei mie amici e collaboratori Antonio Sorrentino abbiamo immaginato negli ultimi 20 anni cosa sarebbe successo nel futuro del nostro settore:la ristorazione .
Siamo stati precursori e creatori di cose che poi gli altri avrebbero chiamato....standard. la stagionalità dei menu', l’uso dei presidi Slow Food, la tracciabilita’ di prodotti e fornitori, l’esaltazione dell’artigianalita’ ma anche la scuola di pizza per i clienti, l’uso delle birre artigianali...e tante altre cose prima di noi non venivano considerati valori!!!!
Tre anni fa ci siamo accorti che nonostante si parlasse da anni di “ Italian sounding” ossia l’uso nel mondo di prodotti che “suonavano “ come italiani ma che italiani non erano ( pensate al famoso PARMESAN) nulla veniva fatto.
Nel nostro campo , la Pizza, poi avvenivano nel mondo,le più intollerabili nefandezze , Finte Pizzerie Napoletane a New York dove la pizza era stesa con una pressa, “vera pizza napoletana “ a Londra o a Parigi fatta da finti pizzaioli che usavano formaggi fusi e filoni filanti al posto di fiordilatte e mozzarella e lo stesso avveniva anche nelle citta' più turistiche d’Italia. ormai a Firenze, Roma, Venezia potevi vedere nei piatti di increduli turisti ,pizze surgelate diventare “vere pizze napoletane “.
Dovevamo fare qualcosa che proteggesse la nostra squadra, il nostro mondo...il nostro campo, ma soprattutto la nostra Cultura, perché il cibo, come l’arte, la storia la lingua... e' parte dell’identità di un popolo.
Come il rugby ci aveva insegnato ,dimenticando egoismi, divisioni e considerando le altre aziende e pizzerie, amici e non concorrenti, noi di Rossopomodoro ci siamo fatti capofila di una petizione che aveva dell irrealizzabile agli occhi del mondo.
L’arte dei Pizzaiuoli Napoletani doveva divenire patrimonio immateriale dell’umanita', protetta dall UNESCO .
Qual’era lo scopo? Certamente non quello commerciale! Ma imporre un concetto: la pizza , quella vera, e' un prodotto artigianale, e il mondo deve saperlo.. ora non importa chi la fa, non importa che il pizzaiolo sia napoletano o messicano quello che importa e' che la faccia in modo artigianale e con materie prime buone , così come insegna la cultura e l’arte dei pizzaioli napoletani!!
36 anni dopo il mio arrivo sui campi da rugby ,insieme alle due associazioni di pizzaioli napoletani, insieme alle 3000 pizzerie di napoli, con il fondamentale lavoro dell’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio che spesso si e' sostituito e ha spinto più dell’attuale Ministero dell’Agricoltura, con la presenza capillare e gli associati di Coldiretti, con la spinta dei 7 milioni di clienti Rossopomodoro nel mondo,(più di 2 milioni di firme a sostegno della petizione) abbiamo segnato questa meta , abbiamo raggiunto un obiettivo che tre anni fa , alle prime raccolte di firme nei Rossopomodoro, faceva sorridere!
Ci abbiamo creduto, non abbiamo mai vacillato nel dubbio, non ci siamo dati per vinti quando il Ministero dell’Agricoltura ha preferito l’innesto dello Zibibbo di Pantelleria come proposta dell’Italia all’Unesco, non ci siamo dati per vinti quando nel 2015 e poi nel 2016 l’Unesco non ha portato alla votazione dei delegati mondiali la nostra petizione, abbiamo continuato a spingere, con la testa bassa e guardando il terreno ma con la mente alla meta, abbiamo continuato a raccogliere firme a organizzare e a convincere la pubblica opinione, in Italia, in America, in Inghilterra, in Turchia, in Arabia Saudita , in Giappone, dovunque la pizza napoletana fosse arrivata e si fosse fatta apprezzare...cioe' dappertutto!
Abbiamo Vinto ,ma la soddisfazione non conta, ci importa che si parli di Napoli e se ne parli bene, ci importa che si parli di questi ragazzi che facendo i pizzaioli girino il mondo portando la cultura del lavoro e la conoscenza dei prodotti dei nostri territori,ci importa che la pizza e il lavoro che c’e' dietro non continuino a essere lo stereotipo dello “sfotto' “ pizza e mandolino, ma abbiano la stessa dignita' di altri prodotti dell’arte dell’uomo! Provate a prendere in giro un francese sulla sua cucina o a parlare male dei suoi vini!!
E se raggiungeremo tutto questo sara' anche grazie alla dignita' che ci arriva dall’ aver trasformato un mestiere in un arte patrimonio dell’Umanita'!
Anche se in futuro ,persa la memoria di questo racconto, questa storia sembrerà inverosimile non ne sono amareggiato , la storia spesso e' scritta solo nei cuori delle persone che l’hanno vissuta e vi assicuro che in me c’e' un orgoglio immenso nel sapere che uno sparuto gruppo di Rugbisti resteranno strettamente collegati alla realizzazione di un sogno!

L’arte dei Pizzaiuoli Napoletani e' diventata patrimonio dell’umanita' la notte tra il 6 e il 7 dicembre 2017 con il voto unanime di tutti i delegati mondiali riuniti in Corea del Sud

Franco Manna
Presidente Sebeto spa




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Spesso quando, Noi Rugbisti, spieghiamo il nostro Sport, il Rugby, a chi non lo conosce, non ci limitiamo al puro gioco, la Meta, il passaggio, il placcaggio, la Mischia, le touche ... ma cerchiamo di coinvolgere chi ci ascolta nell'essenza del Rugby, nella filosofia di Vita che se ne trae.
Questo non riguarda i tanti che hanno giocato a Rugby, ma a chi si sente Rugbista, non importa a quale livello si gioca, l'importante e' come si vive il Rugby, non solo come esercizio fisico, ma come allenamento alla Vita.
I Rugbisti, per questo, sono guardati un po' stranamente.
Comunque potrei raccontare tanti episodi, di Rugbisti che fanno squadra ovunque si trovino, sul lavoro, nella Vita. Per carita' non parliamo di essere Santi, ma di Persone che combattono per quello che credono e sostengono gli amici, i colleghi e gli altri Rugbisti.
Un caso molto bello e' la partecipazione, di Rugbisti Napoletani, nel riconoscimento UNESCO della Pizza Napoletana come bene dell'Umanita' da proteggere . Grande cosa, sia per il fatto in se' , ma anche perche' finalmente a Napoli si riesce a fare Squadra, si riesce a darsi sostegno per un bene comune.
E' un successo di Napoli e della Napoletanita', dei tanti Artigiani dell'arte della Pizza, tra cui anche i Rugbisti della catena Rossopomodoro.
Conosco i Rugbisti di Rossopomodoro, perche' ho avuto l'onore ed il piacere di essere loro compagno di Squadra, Rugbista con loro. Insieme con tanti altri "Ragazzi", Rugbisti Napoletani, abbiamo difeso i colori Partenopei e di altre squadre Napoletane.v Nella meta' degli anni 80, Napoli viveva momenti magici nel Calcio, ma anche nel Rugby, alcuni Rugbisti di varie Societa', abbiamo fatto Squadra partecipando alle selezioni Universitarie, ma ci siamo resi conto che pur essendo tra le squadre Universitarie piu' forti di Italia, vincendo anche uno Scudetto Nazionale, non potevamo fare molto nelle nostre amate piccole Societa', cosi ci riunimmo nella Partenope, guidata da Elio Fusco che aveva gia' fatto grandi cose nel Rugby Napoletano, negli anni '60.
Ne usci fuori un gruppo importante, molto unito, secondo soltanto, come successi, proprio a quello dei Scudetti degli anni '60.
Molti di quei ragazzi, hanno avuto successi anche nella Vita, che siano visibili o no, ma hanno saputo combattere ed hanno spesso fatto Squadra e l'esperienza da Rugbisti e' stata fondamentale per la propria crescita. Sapendo per esperienza che lottando, si puo' fare ...
Proprio in quegli anni Franco Manna, inizio' la sua attivita' che oggi lo vede protagonista in aziende di successo nel campo della ristorazione.
Qualche giorno fa gli ho chiesto di scrivere qualche rigo, per spiegare il suo impegno dal Rugby al lavoro ed il contributo dei Rugbisti Napoletani, nel successo riconosciuto dall'Unesco.


Rugby
Rugby e UNESCO

Nel 1981 avevo già 20 anni, e quando arrivai sul campo da rugby,attraverso un percorso dove il caso aveva avuto il suo ruolo da protagonista, di questo sport veramente non conoscevo niente.....ne amai subito la fisicita' e i valori e questo mi tenne sul campo .
ma per capire realmente cosa fosse lo spirito di squadra avrei dovuto aspettare quattro anni....
Nel 1985 cambiai società, lasciai il Cus Napoli ,tecnicamente ero grezzo come lo può essere un giocatore che ha iniziato a 20 anni ,ma di testa ero determinato e coraggioso ,e tanto veloce da riuscire a recuperare e placcare un’ala avversaria anche se in vantaggio....in realta' penso che questo avesse spinto i miei futuri compagni di Squadra : Lorenzo e Gabriele a “prendermi di peso “ e portarmi nella loro gloriosa Partenope.
I primi mesi e forse tutto il primo anno alla Partenope avrebbero cambiato e influenzato ,anche nel lavoro ,il mio modo di percepire e costruire la squadra ... quel primo anno in quel gruppo mi avrebbe insegnato , quanto potente....possa essere, pensare e agire tutti insieme verso lo stessa meta, per la prima volta mi accorgevo che anche l’universo sembra rispettare la volonta' di un gruppo determinato verso un obbiettivo e si adegui alla realizzazione di esso.
Capii anche che tutto si costruisce con l’aiuto reciproco e che il raggiungimento di un obbiettivo per “uno” significa un valore raggiunto per tutti...quel primo anno lo passai a perfezionare il placcaggio,a calmare l’irruenza, a rallentare il cuore che batte all’impazzata quando una palla arriva dall alto, e soprattutto a imparare a percepire come si sviluppera' il gioco dopo la prima azione!
La visione del futuro, la percezione di quello che faranno quelli che stanno dall’altra parte
del campo era fondamentale...e in questa scuola di vita e di campo c’era la mia squadra,c’erano i miei amici a soffrire con me a stimolarmi e soprattutto a passare ore a farmi imparare ......
Rossopomodoro e la mia azienda , esistono perché io sono passato attraverso quel primo anno alla Partenope, e tutto quello che poi ho costruito l’ho fatto partendo dalla rinuncia all’egoismo e al protagonismo, con il mio socio storico Pippo Montella e con il piu' fidato dei mie amici e collaboratori Antonio Sorrentino abbiamo immaginato negli ultimi 20 anni cosa sarebbe successo nel futuro del nostro settore:la ristorazione .
Siamo stati precursori e creatori di cose che poi gli altri avrebbero chiamato....standard. la stagionalità dei menu', l’uso dei presidi Slow Food, la tracciabilita’ di prodotti e fornitori, l’esaltazione dell’artigianalita’ ma anche la scuola di pizza per i clienti, l’uso delle birre artigianali...e tante altre cose prima di noi non venivano considerati valori!!!!
Tre anni fa ci siamo accorti che nonostante si parlasse da anni di “ Italian sounding” ossia l’uso nel mondo di prodotti che “suonavano “ come italiani ma che italiani non erano ( pensate al famoso PARMESAN) nulla veniva fatto.
Nel nostro campo , la Pizza, poi avvenivano nel mondo,le più intollerabili nefandezze , Finte Pizzerie Napoletane a New York dove la pizza era stesa con una pressa, “vera pizza napoletana “ a Londra o a Parigi fatta da finti pizzaioli che usavano formaggi fusi e filoni filanti al posto di fiordilatte e mozzarella e lo stesso avveniva anche nelle citta' più turistiche d’Italia. ormai a Firenze, Roma, Venezia potevi vedere nei piatti di increduli turisti ,pizze surgelate diventare “vere pizze napoletane “.
Dovevamo fare qualcosa che proteggesse la nostra squadra, il nostro mondo...il nostro campo, ma soprattutto la nostra Cultura, perché il cibo, come l’arte, la storia la lingua... e' parte dell’identità di un popolo.
Come il rugby ci aveva insegnato ,dimenticando egoismi, divisioni e considerando le altre aziende e pizzerie, amici e non concorrenti, noi di Rossopomodoro ci siamo fatti capofila di una petizione che aveva dell irrealizzabile agli occhi del mondo.
L’arte dei Pizzaiuoli Napoletani doveva divenire patrimonio immateriale dell’umanita', protetta dall UNESCO .
Qual’era lo scopo? Certamente non quello commerciale! Ma imporre un concetto: la pizza , quella vera, e' un prodotto artigianale, e il mondo deve saperlo.. ora non importa chi la fa, non importa che il pizzaiolo sia napoletano o messicano quello che importa e' che la faccia in modo artigianale e con materie prime buone , così come insegna la cultura e l’arte dei pizzaioli napoletani!!
36 anni dopo il mio arrivo sui campi da rugby ,insieme alle due associazioni di pizzaioli napoletani, insieme alle 3000 pizzerie di napoli, con il fondamentale lavoro dell’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio che spesso si e' sostituito e ha spinto più dell’attuale Ministero dell’Agricoltura, con la presenza capillare e gli associati di Coldiretti, con la spinta dei 7 milioni di clienti Rossopomodoro nel mondo,(più di 2 milioni di firme a sostegno della petizione) abbiamo segnato questa meta , abbiamo raggiunto un obiettivo che tre anni fa , alle prime raccolte di firme nei Rossopomodoro, faceva sorridere!
Ci abbiamo creduto, non abbiamo mai vacillato nel dubbio, non ci siamo dati per vinti quando il Ministero dell’Agricoltura ha preferito l’innesto dello Zibibbo di Pantelleria come proposta dell’Italia all’Unesco, non ci siamo dati per vinti quando nel 2015 e poi nel 2016 l’Unesco non ha portato alla votazione dei delegati mondiali la nostra petizione, abbiamo continuato a spingere, con la testa bassa e guardando il terreno ma con la mente alla meta, abbiamo continuato a raccogliere firme a organizzare e a convincere la pubblica opinione, in Italia, in America, in Inghilterra, in Turchia, in Arabia Saudita , in Giappone, dovunque la pizza napoletana fosse arrivata e si fosse fatta apprezzare...cioe' dappertutto!
Abbiamo Vinto ,ma la soddisfazione non conta, ci importa che si parli di Napoli e se ne parli bene, ci importa che si parli di questi ragazzi che facendo i pizzaioli girino il mondo portando la cultura del lavoro e la conoscenza dei prodotti dei nostri territori,ci importa che la pizza e il lavoro che c’e' dietro non continuino a essere lo stereotipo dello “sfotto' “ pizza e mandolino, ma abbiano la stessa dignita' di altri prodotti dell’arte dell’uomo! Provate a prendere in giro un francese sulla sua cucina o a parlare male dei suoi vini!!
E se raggiungeremo tutto questo sara' anche grazie alla dignita' che ci arriva dall’ aver trasformato un mestiere in un arte patrimonio dell’Umanita'!
Anche se in futuro ,persa la memoria di questo racconto, questa storia sembrerà inverosimile non ne sono amareggiato , la storia spesso e' scritta solo nei cuori delle persone che l’hanno vissuta e vi assicuro che in me c’e' un orgoglio immenso nel sapere che uno sparuto gruppo di Rugbisti resteranno strettamente collegati alla realizzazione di un sogno!

L’arte dei Pizzaiuoli Napoletani e' diventata patrimonio dell’umanita' la notte tra il 6 e il 7 dicembre 2017 con il voto unanime di tutti i delegati mondiali riuniti in Corea del Sud

Franco Manna
Presidente Sebeto spa





Allenamento con il Tecnico della Nazionale femminile, Andrea Di Giandomenico , per le ragazze del Rugby Campano

Rugby

Rugby

Si e' tenuto mercoledi sera al Villaggio del Rugby un incontro del Rugby Femminile Campano con lo Staff della Nazionale di Rugby di categoria. Andrea Di Giandomenico ed i suoi collaboratori hanno incontrato prima i tecnici delle squadre femminili Campane e poi hanno effettuato due allenamenti con le ragazze Campane, prima con le under 14 ed under 16 e poi con le ragazze delle due squadre che giocano in Serie A, Old Napoli ed Amatori Torre del Greco.
Ho trovato interessante sia la chiacchierata che ha tenuto Andrea con i tecnici che l'allenamento. In entambi i casi sia lui che i suoi collaboratori son sembrati, logicamente, di buone capacita tecniche, ma anche affabili ed interessati a capire e sostenere il lavoro che fanno i tecnici, che la loro squadra fosse un Under o una Seniores, in ogni caso lo staff Nazionale ha condiviso l'esperienza tecnica e sul campo, le difficolta' di chi presenta il Rugby nelle scuole ma anche di chi la domenica ha gare di serie A. Un modo di fare piacevole ed interessante, dal quale si comprende come la Nazionale Italiana Femminile, ma anche tutto il movimento del Rugby Femminile Italiano sia in grossa crescita.
Salvatore Lucia, Rugbista.it


Notizie ed articoli interessanti:

Federugby.it: Coach Di Giandomenico a Napoli

AmatoriNapoli.it: L'articolo de "Il Roma"

AmatoriNapoli.it: Presentazione dell'evento

AmatoriNapoli su Youtube: intervista





Due squadre femminili della provincia di Napoli in serie A Femminile
Prima volta che il Rugby Napoletano e' presente nella serie A femminile e con ben due squadre, la Old Napoli Rugby e l'Amatori Torre del Greco. Le ragazze Napoletane hanno perso in casa con i Puma Bisenzio Rugby per 50 a 0, mentre le ragazze Torresi hanno perso a Perugia con le Donne Etrusche Rugby per 67 a 7


Old Napoli Rugby
Rugby
Puma Bisenzio Rugby
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Amatori Torre del Greco
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Donne Etrusche Rugby
Rugby




LE FOTO DELLE NOSTRE SQUADRE
inviatemi le foto delle squadre dei vari anni, li pubblico con piacere, se e' possibile inserite i nomi dei Compagni di squadra. Contattatemi via fb, o inviatemi un email a webmaster@rugbista.it



Campo Albricci Cus Napoli - Paganica Campionato di serie C.anno 1979/80

Rugby Il piedi da destra :
Gino Gioia,
Mario Matera,
Francesco D'Anna,
Francesco Esposito,
Franco Ascione,
Dario Gerotto,
Pasquale Russomando
accosciati da destra:
Antonio Sessa,
Giovanni Riccio,
Gerardo Pappone,
Giampiero Piscopo,
Claudio Esposito,
Franco Gagliardi,
-----,
Ammendola.



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